giovedì 8 ottobre 2009

Lodo Alfano, eco anche in Cina

La notizia della bocciatura del Lodo Alfano e le dichiarazioni che sono succedute alla sentenza da parte di diversi esponenti politici italiani hanno monopolizzato l’informazione delle ultime 24 ore. Anche in Cina è giunta notizia del verdetto della Corte di Costituzionale. Spulciando nella rete, già in mattinata avevo trovato un articolo sul portale 凤凰网 (poi pubblicato anche da 新华网 e altri quotidiani on-line) e pocanzi ne ho scovato un altro dal contenuto ancor più dettagliato.
Per chi leggesse il cinese e si avesse voglia di dilettarsi nella lettura … ecco i links:
- http://news.ifeng.com/world/200910/1008_16_1378292.shtml
- http://news.xinhuanet.com/world/2009-10/08/content_12192594.htm
- http://www.calaw.cn/Pages_Front/Article/ArticleDetail.aspx?articleId=4989
Tralasciando la copertura mediatica della notizia della bocciatura del Lodo Alfano per un istante, vorrei riflettere sulla questione dell’immunità in Cina.
Premesso che l’immunità è necessaria in Italia perché l’accusa (il Pubblico ministero) è indipendente dalla politica (cosa non altrettanto valida nel caso cinese), in Cina sono previsti due tipi di immunità: la prima riservata ai deputati dell’ANP (e delle assemblee provinciali); la seconda ai membri del PCC. Per procedimenti penali intentati nei confronti di un deputato dell’ANP si deve attendere – prima di procedere – l’autorizzazione da parte dell’ANP stessa; per quelli intentati nei confronti di un membro del PCC la valutazione della Commissione disciplinare del PCC precede l’indagine delle procure. Analizzando in controluce quanto detto, appare evidente che il baricentro del “dialogo” tra magistratura e politica pende da una parte.

venerdì 2 ottobre 2009

Quando l’abito fa il monaco…

Credo sia sfuggito a pochi. Comunque, per coloro che non l’avessero notato, l’abito indossato ieri dal Presidente della Repubblica Cinese Hu Jintao durante la celebrazione per il 60° anniversario della RPC si discostava dalla classica foggia occidentale. Niente giacca e cravatta (rigorosamente rossa) come per gli altri funzionari del Partito, bensì l’audace ma sicuramente assai ponderata, scelta della “giacca alla Mao”.
Ideata nel primo decennio del secolo scorso da Sun Yat-sen, la giacca “nazionale” ha una simbologia strettamente correlata ai principi cardine della dottrina del Padre della Cina moderna (ad esempio, 3 i bottoni sul colletto a richiamare i Tre Principi del Popolo e 5 quelli sul petto a indicare i 5 rami del governo previsti nella Costituzione della Repubblica nazionalista) e dopo i nazionalisti ha vestito i rivoluzionari rossi e lo stesso Grande Timoniere.
Quindi, quale messaggio implicito nella scelta della mise?
Dato che non di vintage si tratta, si potrebbe ipotizzare che la “giacca alla Mao” non sia mai passata di moda. E il fatto che Hu Jintao la indossi davanti al popolo cinese e al pubblico internazionale accentua la sacralità della celebrazione e sembra suggerire che il “socialismo alla cinese”, seppur con qualche ritocco qua e là, sarà un must anche per la prossima stagione.